Ti dirò una cosa che ti lascerà perplesso: tu fingi continuamente, anche se non lo sai. Forse pensi di essere spontaneo, oppure ti sforzi di esserlo, eppure la spontaneità non esiste, come potresti farla tua?
Potresti pensare di essere spontaneo mentre dichiari il tuo amore a qualcuno, o mentre piangi di rabbia per qualcosa che ti ferisce, o mentre urli contro quello che ti ha pestato i piedi sull’autobus… e in parte hai ragione.
In effetti esistono dei barlumi di spontaneità nelle nostre vite, e avvengono in quei momenti in cui il pensiero si ferma; in mezzo ad una risata, per esempio, la tua mente si sgombra completamente e resta solo la tua risata, pulita come un cristallo, che risuona così fluida da far impallidire tutte le bugie dell’universo.
Ma dove ci sia pensiero, non può esserci spontaneità. Quando stringi la mano ai tuoi amici, quando parli a tua madre, quando chiedi un’informazione, tu incarni sempre un ruolo: la cortesia, l’affetto, l’imbarazzo; tu sei un attore e segui un copione in parte dettato dalla società in cui vivi. Non sempre lo fai consapevolmente, e finisci per incarnare ruoli che ti dispiacciono: quello della paura, quello della vergogna, quello del senso di colpa, tutti ruoli che finiscono per avere il sopravvento, ti mettono in un angolo e recitano loro la parte al posto tuo, ma usando la tua faccia e il tuo corpo. E infatti dopo saranno solo tue le conseguenze di quelle performance.Neanche essere liberi da qualsiasi freno inibitorio può dirsi spontaneità, perché anche quello è un ruolo, una parte, e come le altre ha un copione, magari eccentrico e sfrenato, ma pur sempre un copione. Se guardi i comportamenti delle persone con attenzione, anche di quelle che ti sembrano più sciolte e disinibite, potrai indovinare i loro movimenti, anticiparli sempre di un poco. Stai semplicemente leggendo il loro copione un passo avanti a loro.
Per me il massimo della spontaneità è essere in grado di usare le proprie maschere nel modo più raffinato possibile. Riuscire cioè a recitare i propri ruoli perfettamente, inventandone di nuovi, passando da uno all’altro e modulandoli per ogni situazione.Se dobbiamo fingere continuamente, almeno facciamolo bene.
Questa storia della spontaneità si scontra sempre con gli animi sensibili, che finiscono per arrabbiarsi e sentirsi un po’ come di fronte a un giocattolo appena rotto. La mia opinione è che una volta assunta la consapevolezza dei propri ruoli e una volta imparate tutte le mosse dell’attore, è possibile trascendere ogni copione e raggiungere uno stato totalmente libero e spontaneo, ma per fare questo può occorrere tutta una vita, se non due, e allora perché non recitare con gioia le nostre parti, qualsiasi esse siano?
per me non si tratta di recitare e comunque non puoi voler essere quello che non sei
per godere delle cose, delle forme occorre meno struttura mentale, esserci senza analizzare quest'esserci
Spesso dico a me stessa, cerca di essere accomodante e mediare, ma il mio nome non me lo permette...così sono coerente con una sola cosa che spesso distrugge la maschera e ne devo pagare sempre le conseguenze, la Verità. "Abbiamo dato troppa importanza alle maschere adesso chi dirà la verità" citazione
Condivido !!
A tal proposito mi viene in mente Gurdjieff:
"Tratto caratteristico dell'uomo raffinato è la sua capacità di recitare alla perfezione qualsiasi parte voglia nella sua vita esteriore, mentre interiormente si mantiene libero".