Uno strumento di fondamentale importanza nel lavoro di crescita interna è "l' auto-osservazione".
L'auto osservazione è il primo e fondamentale mezzo per l' auto-conoscenza. Una persona che vuole trasformare e migliorare se stessa non può assolutamente farlo se prima "non si conosce". Tutti credono di conoscersi e di sapere esattamente come sono fatti. Per la maggior parte delle situazioni questa è solo una illusione. Quello che si crede di conoscere sono solo piccoli frammenti confusi filtrati dalle nostre aspettative e dai nostri desideri personali. Il mondo interno, lungi dall'essere qualcosa di definito e ristretto, richiede, nella sua cangiante vitalità e multidimensionalità, anche tutta una vita (o meglio sarebbe dire "più vite") per essere adeguatamente conosciuto e armonizzato.
La superficie della superficie che normalmente abbiamo la sensazione di conoscere, nasconde precipizi e abissi in cui lo sguardo non osa andare. In questi spazi oscuri bisogna portare la luce della coscienza. L'importanza estrema della costruzione di un "io-osservatore", imparziale e interno, ci è data evidente proprio quando cominciamo ad osservarci e scopriamo che "l'idea che avevamo di noi stessi" non è reale quanto una nostra fantasia qualsiasi. Quando iniziamo a renderci conto di quanta confusione, menzogna e immaginazione c'è nel nostro presunto "senso di noi stessi", incominciamo un poco a svegliarci dal profondo sonno in cui tutta l'umanità è addormentata.
L'io osservatore si pone come uno sguardo imparziale, non giudicante, che semplicemente vede e registra in una speciale memoria, tutto quanto si svolge davanti a lui: le nostre reazioni automatiche a stimoli esterni e interni; i movimenti corporali; i cambiamenti di tensione muscolare, specie nei muscoli facciali, quando intervengono determinati stati animici; le nostre emozioni, specialmente quelle "negative", che esplodono in veri e propri stati corrosivi e invadenti, ma che se "viste" l'attimo prima che si impadroniscano del nostro essere, si svelano davanti a noi come semplici risposte al nostro "amor proprio" ferito o alla nostra vanità irritata; la nostra mente che sfugge dal reale immergendosi in fantasie incontrollate o in continue voci che riempiono i nostri pensieri. Tutto questo, e molto altro ancora, deve essere visto, dieci, cento, mille volte, finché non sia ben chiaro nella nostra coscienza e nel nostro essere cosa in realtà siamo. Finché non ci stanchiamo, annoiati e dispiaciuti, di essere questo groviglio disordinato di "cose" attaccate insieme e prese nel corso della vita un po' di qua e un po' di là.
L'io osservatore è perciò la prima traccia di una coscienza che si risveglia. Ma non solo, la sua sola esistenza ci permette di non identificarci totalmente con tutto quanto accade fuori e dentro di noi. Permette che "una parte" del nostro essere sia fuori dai giochi, e pertanto, trattiene una parte della nostra energia vitale che altrimenti sarebbe totalmente sprecata nell'identificazione del momento.
Mano a mano che passa il tempo e l'auto osservazione continua, questo "io osservatore", questo piccolo seme di presenza incondizionata, si fa sempre più profondo, sempre più vicino al vero nucleo essenziale del nostro essere.
La nostra Essenza è l'unica cosa autentica di cui disponiamo, l'individualità del nostro essere, quel qualcosa che rimane anche dopo la morte e che porta in sé "l'essenza di tutte le esperienze vissute sulla terra".
L'io osservatore non può osservare l'Essenza, perché questa sta in cima a tutto il resto, e "solo ciò che è superiore può osservare ciò che è inferiore". Però vi si può approssimare tanto da diventare un nucleo portante, formato da tutti gli Insegnamenti autentici del Lavoro Interno. Un nucleo integro non influenzabile dalle cangianti circostanze esteriori, che si approssima tanto all'Essenza da poterla riconoscere e servire. Così la Personalità si unisce all'Essenza e inizia a servirla come autentica padrona dell'esistenza che si è formata in quello spazio e in quel tempo specifico. Così da una molteplicità caotica e disordinata, senza una reale direzione, si giunge a une essere integro, con una finalità specifica, propria della sua stessa esistenza. Quella specifica realtà che deriva dalla sua stessa incarnazione qui sulla Terra. Così l'Essere Umano si dà, come atto di vera Volontà, l'opportunità di usare la sua possibilità di auto sviluppo: promessa latente in ciascun essere umano, ma rivendicata solo da pochissimi.
Ma, per primo, bisogna cominciare. Iniziare a guardarsi, il più frequentemente possibile. L'atto di auto osservazione, se autentico, non è mai automatico. Richiede sempre un certo sforzo, una certa classe specifica di attenzione. Appena si comincia a vedersi, qualcosa, una corrente di associazioni meccaniche, si muove. E così, anche solo dopo pochi minuti dall'inizio dell'auto osservazione, scivoliamo nel sonno delle associazioni passive, delle fantasie, dei pensieri ricorrenti. Allora si riprova, si riprova, si riprova...Un'infinità di volte, affinando, sempre più, quella ricerca interna di Presenza. Finché siamo attenti, finché siamo focalizzati, l'immaginazione si blocca. Ma questa è una corrente energetica che vuole esprimersi, e alla prima occasione, appena abbassiamo la guardia, ci riposta allo stato di sonno-veglia.
L'unico modo per fare qualcosa...è farla. Non si può altrimenti.
Cinzia lippolis/Associazione Anahata-Yoga BPE
Ciao. Osservando sè stessi, pressupone da sè, l'esistenza dell'osservatore(nessun bisogno di costruirlo), mentre questa attenzione verso sè stessi, mette in discussione il bene, il proprio bene. Questa sarebbe la via della spiritualità, che è innata, e la vera maestra è la vita stessa(che offre anche conttati con persone che diventano maestri). Credendo che nessun essere umano abbia la capacità di immagasinare(appropiarsi) tutta la conoscenza(scientifica) del mondo e pensando che pure la conoscenza scientifica parte da un'intuizione, considero che il benessere, possa veramente interessarci soltanto cominciando a tener conto, ascoltando, conoscendo il proprio essere. Questa via, essendo sempre un'apertura alla vita.
Ciao Elena,
la domanda importante è "chi osserva e che cosa"?
Mi spiego meglio, il linguaggio che sto utilizzando appartiene a quella scuola che è "mal conosciuta" (come dice il Professore Livio Vinardi) come "Quarta Via":
noi tutti Esseri Umani siamo costituiti da due componenti, l'Essenza, che è prima della nascita, e la Personalità, che si costruisce gradatamente doo la nascita e avvolge, e spesso soffoca, L'Essenza.
L'auto osservazione serve a vedere le componenti, gli "io", che formano la nostra cangiante e falsa Personalità. Così anche l'io osservatore, che non è essenza, è un io della Personalità, ma costruito coscientemenete, non qualcosa di casuale che si è venuto a creare per gli eventi della vita.
Questo "io osservatore" è più interno e più elevato degli "io" che osserva.
Per farla lunga, se la cosa ti interessa, ti consiglio di leggere il bel libro di Ouspensky "Frammenti di un insegnamento sconosciuto".
Ripeto, il problemo del linguaggio che si impiega per comunicare determinati concetti rende spesso difficile la comprensione degli stessi.
un saluto, Cinzia.
Ciao, Cinzia. Anche se in ritardo(non entrando più in sito), ringraziandoti per il tuo commento e saluto, voglio risponderti. Non ho approfondito nessun pensiero(scuola, filosofia, religione), però mi posso ritrovare anche in quel pensiero espresso da te, cioè, che la nostra essenza, o ciò che siamo in sostanza, non può osservare, è un disttacco completto dall'oggetto, mentre la mente è indissolubilmente colleggata al oggetto(all'osservazione conscia o inconscia). Però, l'ossevazione, l'attenzione verso se stessi, è la via della consapevolezza, che può portare, nei rapporti, nel rapportarsi, a fare delle scelte di cuore, che è la via della vera spiritualità, verso noi stessi, verso ciò che siamo veramente. Un abbraccio!
Quando si pratica Yoga, in particolare lo Yoga BPE, l'atteggiamento mentale è fondamentale: l'osservazione del corpo, del respiro, del flusso stesso dei pensieri crea un'unico atto di presenza. Poi arriva il silenzio e dopo...