
La scoperta dello Spirito e Coscienza Cosmici.
Nel cuore della foresta un piccolo eremo,
alla luce del sole, al chiaro di luna e della notte,
la vita umana d'ogni giorno proprio come prima
coi suoi umili, immutabili lavori lentamente continuava,
con della sua esteriore routine la sobria struttura
e della sua ascetica pace la serena quiete.
Sorrideva l'antica bellezza della scena terrestre;
ed anche lei come prima tutta grazia verso gli uomini era.
L'antica madre al petto sua figlia serrava
nel cerchio delle sue braccia stringendola forte,
come se la solta identica terra per sempre nel suo abbraccio
lo spirito e il corpo viventi potesse conservare,
come se non esistesse la morte, ne la fine, ne il cambiamento.
Solo nei segni esteriori cosi' abituati a leggere,
qualcosa di nuovo in Lei nessuno scorgeva,
nessuno il suo stato intravvedera:
ove'ra solo il vasto di Dio una persona vedevano,
immobile un essere o un nulla possente,
per tutti la stessa perfetta Savitri Lei era:
una grandezza, una dolcezza e una luce
che sul loro piccolo mondo da Lei si riversavano.
A tutti lo stesso volto familiare la vita mostrava,
le parole ch'era solita dire Lei pronunciava
E le cose che sempre aveva compiute faceva.
Il volto immutabile della terra i suoi occhi contemplavano,
come una volta attorno alla sua anima muta tutto si muoveva;
una coscienza vacante dal di dentro osservava,
di tutto vuota, a parte la piu' nuda realta'.
Dietro la sua parola ed azione alcun volere non c'era,
nel suo cervello nessun pensiero si formava suggerendo la parola:
un vuoto impersonale in Lei viveva e parlava,
qualcosa di non sentito, d'invisibile ignoto forse
per il futuro lavoro il suo corpo proteggeva
o la natura nell'antica corrente della Sua forza lo muoveva,
il miracoloso nulla, delle anime nostre l'origine
e del vasto mondo fonte o somma degli eventi,
matrice e tomba del pensiero, cifra di Dio,
della totalita' dell'essere cerchio e zero.
Delle sue parole Egli si serviva, nei suoi atti agiva,
come bellezza nelle sue membra, vita nel suo respiro;
il Mistero originale il suo volto umano aveva indossato.
Cosi' interiormente perduta al se' separato Ella era;
perito nella notte di Dio il suo ego mortale.
Solo un corpo restava, dell'ego l'involucro
nel moto e la schiuma del cosmico mare alla deriva,
mare di sogno da un'immota percezione osservato
sotto la forma d'una irreale realta'.
Una impersonale preveggenza gia' poteva vedere,
nella conoscenza dello spirito priva di pensiero
cio' che gia' adesso quasi compiuto sembrava, i
nevitabile, l'individuo morire e il cosmo andar oltre;
finiti questi, come un mito il trascendentale diveniva,
senza il Padre e il Figlio lo Spirito Santo,
o, substrato di quel che un tempo era stato,
l'Entita' che mai un mondo volle generare
alla sua originale solitudine restituita,
impassibile, unica, silenziosa ed intagibile.
Eppure in questa perdita profonda non tutto era estinto;
verso il Nulla l'essere non andava.
Qualche sublime e incomparabile segreto rimaneva,
e quando sola con Satyavan si trovava,
immobile la sua mente, quella di Lui a cercare impegnata,
nel silenzio della notte intima e profonda
al volto d'una verita' velata e senza voce Lei si volgeva
nei muti recessi del suo cuore nascosta
od oltre l'ultimo picco scalato dal pensiero in attesa,
invisibile, il mondo in lotta vedeva, senza curarsi
d'esser scoperta la nostra ricerca inspirando,
e da tale distante Immensita' una risposta giungeva.
Qualcosa d'ignoto e mai raggiunto, imperscrutabile,
della Sua Luce incorporea dall'alto i messaggi lanciava,
che il silenzio immoto della sua mente solcavano;
nella potenza della sua inevitabile sovranita',
del linguaggio per dar forma a tali fiamme s'impadroniva,
il cuore della saggezza in una parola faceva palpitare
ed attraverso labbra mortali cose essenzali diceva.
O i saggi dei boschi ascoltando,
nelle sue domande e risposte rivelazioni sublimi
le sfuggivano, strane ed agli uomini impossibili,
qualcosa o qualcuno segreto e remoto
per usarlo misticamente del Suo corpo s'inpadroniva,
per trasmettere verita' ineffabili usando la sua bocca,
la conoscenza impensabile una'espressione trovava .
Da una nuova illuminazione stupiti,
invasi da un lampo dell'Assoluto,
si meravigliavan quei saggi davanti a Lei, che conoscere sembrava
cio' ch'essi avean solo a volte da lontano intravisto.
Questi pensieri nel Suo cervello in ascolto formati non erano ancora,
come un'arpa senza corde il suo cuore vacante era;
impassibile, la propria voce il corpo non pretendeva,
ma la luminosa grandezza lasciava attraversarlo.
Ai poli occulti dell'essere un potere duale
ancora anonimo e invisibile agiva:
la Sua divina vacuita' lo strumento ne era.
del mondo che aveva creato la natura incosciente gestiva,
e degli strumenti corporali servendosi ancora
attraverso il vuoto cosciente ch'era divenuta passava;
il Mistero sovracosciente attraverso quel vuoto
per toccare i pensieri degli uomini il suo messaggio inviava.
Rara era ancora tale grande ed impersonale parola.
Ma ecco che tale vasto,immoto spazio spirituale
in cui tranquilla e nuda la sua mente sopravviveva,
un viaggiatore lascio entrare che dalle ampiezze cosmiche veniva;
attraverso un pensiero come una voce esterna abbigliato.
Come testimone la mente non richiedeva,
ne al cuore si rivolgeva che restava muto;
dritto alla dimora della pura percezione andava,
della coscienza unico centro ormai,
se un centro poteva esserci ove solo spazio tutto pareva;
dai muri e le porte del corpo non piu' rinchiuso,
il suo essere, senza circonferenza un cerchio,
gia' tutti i limiti cosmici superava
sempre piu' diffondendosi nell'infinito.
Ques'essere a se stesso il suo proprio mondo sconfinato era,
senza forma, tratto o circostanza alcuna un mondo;
nessun terreno, muro o tetto di pensiero aveva,
ma se stesso vedeva osservando tutto attorno
in un immobile e illimitabile silenzio.
Nessuna persona o mente definita rimaneva,
alcuna sede del sentimento su cui gli eventi potessero palpitare
o gli oggetti produrre o la tensione d'una reazione foggiare.
Nessun movimento in tale mondo interiore rimaneva,
un'infinita' calma ed eguale tutto era,
mentre in Lei l'Invisibile, l'ignoto la sua ora attendeva.
Ma ora accanto a Satyavan addormentato lei sedeva,
interiormente attenuata, ed enorme la notte
dalla vastita dell'Inconoscibile circondata.
Una voce dal suo cuore comincio' a parlare,
che la sua non era, ma il pensiero ed i sensi dominava,
mentre parlava, dentro e fuori di Lei tutto cambiava;
tutto esisteva e viveva: tutto l'essere Uno Lei senti';
il mondo dell'irrealta' non pote' piu' esistere;
non c'era piu' l'universo dalla mente costruito,
come struttura o un segno condannato;
uno spirito, un essere le cose create vedeva.
In forme innumerovili proiettandosi
cio' che vedeva e generava era: la prova
di un'unica stupenda verita', tutto divenne allora,
una verita' in cui per la negazione luogo alcuno non c'era,
d'un Essere e d'una coscienza vivente la prova,
d'una realta' completa ed assoluta.
Non poteva li trovarvi posto l'irreale,
annientato era ogni senso d'irrealta' ;
tutto li era cosciente, dell'Infinito composto,
una sostanza d'eternita' ogni cosa possedeva.
Eppure lo stesso Indecifrabile rimaneva;
e come un sogno l'universo sembrava proiettare
nel vuoto originale per sempre dileguandosi,
ma non piu' come un vago punto ubiquitario
o d'uno zero nel nulla irreale l'immensita'.
Lo stesso era, ma non piu' cosi' lontano adesso
alla stretta vivente della Sua anima ritrovata sembrava.
Era il Suo Se, d'ogni cosa il Se'.
Era delle cose esistenti il reale,
la coscienza di tutto cio' che viveva,
sentiva e vedeva , il senza Tempo ed il Tempo era,
del senza forma e della forma la Beatitudine.
Era tutto Amore e dell'unico Amato le braccia,
d'un'unica Mente onniveggente la visione e il pensiero,
la gioia dell'Essere sulle vette di Dio.
Al di la del tempo, nell'Eternita' Ella passo',
scivolando fuori dello spazio l'Infinito divenne;
il Suo essere ad altezze inaccessibili
non trovo' fine al Suo viaggio nel Se'.
Tuffandosi nelle profondita' insondabili
non trovo' fine alcuna al mistero silenzioso
che il mondo intero nel petto umano racchiudeva,
accogliendo della creazione tutte le moltitudini.
Ogni vastita' ed un unico smisurato punto Ella era,
al di la delle cime una vetta, oltre le profondita una profondita',
in quel che dura in eterno ed Era vivendo
tutto quel ospita la morte e la ruota delle ore fa girare.
In un'unico spirito enorme veri eran tutti i contrari
D'ogni misura al di la', del cambiamento e delle crcostanze.
Un individuo, al Se' cosmico unito
nel cuore miracoloso del Trascendente
E della personalita' Universale nel segreto,
era il creatore e il Signore di Tutto.
Uno sguardo unico e innumerovole la sua mente era
Su di Egli e tutto il divenire.
La Vita era il suo dramma, d'una scena la vastita,
l'universo il suo corpo era, e di esso Dio l'Anima.
Una sola immensa realta' tutto era
di tutto l'innumerovole fenomeno.
Il suo Spirito il mondo come Dio vivente vide;
vide l'Uno e seppe che Tutto era LUI.
come lo spazio naturale dell'Assoluto Lei lo conobbe,
al suo Se' terreno quaggiu' d'ogni cosa unito
in cui in cerca della verita' erra il mondo
dietro il Suo aspetto d'ignoranza custodito;
lungo la marcia del Tempo senza fine lo segui ,
ed in Lei tutti gli avvenimenti della Natura ebbero luogo,
del cosmo i battiti del cuore furono i Suoi,
in Lei tutti gli esseri pensarono, sentirono e si mossero;
la vastita' del mondo ella abito',
le frontiere della sua Natura le sue distanzi furon,
e le intimita' della sua stessa vita le sue vicinanze.
La sua mente con quella del Mondo si familirizzo'
E il corpo del Mondo la forma ampiata del proprio corpo divenne
nella quale viveva,e in essa riconoscendosi
UNA ,molteplice nelle Sue moltitudini.
Un Solo Essere era, eppure ogni cosa;
l'ampia circonferenza del Suo Spirito era il mondo,
i pensieri degl altri i suoi intimi,
i loro sentimenti al Suo cuore Universale vicini,
i loro corpi i suoi diversi corpi affini;
non piu' se stessa ma il mondo intero
dalle moltitudini tutto a Lei veniva
E nelle infinitudini con tutti i suoi sensi
l'infinita' la sua casa naturale fu.
In alcun luogo dimorando, ovunque il suo Spirito era,
le costellazioni lontane attorno le ruotavano;
la terra l'aveva vista nascere , tutti i mondi sue colonie erano,
i mondi superiori dela vita e della mente le appartenevano;
tutta la Natura nelle sue orientazioni, la riproduceva
i cuoi movimenti ingrandimenti dei suoi erano.
L'unico Se' in tutti quei Se' Lei era,
in loro era lei e loro tutti in Lei.
Tale di un'immensa identita' fu l'inizio
in cui la Sua propria identita' si perdeva:
quel che Lei stessa sembrava un'immagine del Tutto era.
Ella a vita subcosciente fu dell'albero e del fiore,
dei soavi boccioli di primavera l'esplosione;
bruciando nella passione e lo splendore della rosa,
il cuore rosso fu della Passione il fiore,
il sognante candore del loto nello stagno,
dalla vita subcosciente elevandosi alla mente,
fu il pensiero e la passione del cuore del Mondo,
la Divinita' nel cuore dell'Uomo nascosta,
l'ascesa dell'Anima di Lui verso DIO,
il cosmo in Lei fioriva, l'aiula ne era Lei,
il Tempo fu di Dio nel Tempo i sogni;
lo Spazio fu e il vasto dispiegarsi dei giorni di Dio.
Da li ove il Tempo e lo Spazio non esistevano piu' s'alzo';
il sovracosciente la Sua aria natale fu,
l'infinita' del suo movimento lo Spazio naturale,
dai Suoi occhi l'Eternita' guardo' il Tempo.
( TRADOTTO DA VIJAY) Fonte: http://centropremananda.wordpress.com/category/savitri/
Immagine ' Piano Divino ' Foto di Filippo Lunardo